domenica 30 novembre 2008
domenica 16 novembre 2008
[ I fatti ]
Da un inviato di Comacchio (Ferrara)
Corriere della Sera - 13 febbraio 2006
«Capitano ce l'abbiamo fatta? L'abbiamo arrestato?». L'ultimo pensiero di Cristiano Scantamburlo, brigadiere di 33 anni, era a quel bandito senza scrupoli che voleva farla franca, ma che è morto dopo avergli sparato, durante una fuga finita in un canale. «Certo, è tutto a posto. Ora devi farcela tu» gli sussurra il capitano Fabio Imbratta prima di vederlo sparire nella sala operatoria dell'ospedale di Ferrara. Ma non ce la fa il brigadiere. L'unica pallottola scamiciata sparata da Antonio Dorio - detenuto in regime di semilibertà, ricercato per non essersi presentato in caserma mentre era in permesso - è fatale: entra dal braccio sinistro e perfora il polmone destro. È il secondo carabiniere ucciso negli ultimi dieci giorni: prima durante una rapina in banca a Umbertide, in provincia di Perugia, ora vicino a Ferrara. È l'alba di ieri quando una pattuglia del radiomobile di Comacchio individua sul lungomare del Lido delle Nazioni, vicino alla discoteca «La Rotonda» un'Alfa 156 station wagon che risulta rubata il 7 febbraio. Il brigadiere Cristiano Scantamburlo e l'appuntato Roberto Domini decidono di appostarsi in attesa che qualcuno si avvicini. Dopo mezz'ora arrivano quattro uomini. Al volante si siede Antonio Dorio, già condannato per omicidio. Mentre i quattro entrano in auto arriva di rinforzo la pattuglia Estensi, che blocca l'Alfa. Gli uomini vengono fatti scendere, inizia la routine del controllo di documenti, ma Dorio si sente braccato. Fugge, a piedi. Domini lo insegue e lo ferma. Viene perquisito. Rapidamente, forse troppo, perché non gli trovano una piccola pistola calibro 38 che nascondeva nei pantaloni o forse nelle mutande. Qualcuno esce dalla discoteca e apostrofa in malomodo i due militari. Bisogna fare in fretta: quando c'è gente le direttive suggeriscono di rimandare perquisizioni troppo approfondite. Dorio viene ammanettato con le mani dietro alla schiena. Una precauzione che sembra sufficiente. Non è stato così. La gazzella parte. Alla guida l'appuntato, al suo fianco il brigadiere. Dietro c' è il fermato, separato dai militari da una parete di plexiglass di sicurezza. Percorrono 3-4 chilometri verso la caserma di Comacchio quando all'improvviso Dorio estrae la pistola e minaccia i carabinieri. Difficile capire come ci sia riuscito. Secondo una prima ricostruzione del pm Manuela Guerra e degli investigatori il bandito è riuscito a prendere l'arma e poi ha portato le mani davanti, facendole passare sotto i piedi. Ormai sotto tiro l'appuntato mette in folle l'auto e tira il freno a mano: i carabinieri si lanciano fuori ma il malvivente spara e colpisce Cristiano Scantamburlo, disarmato, perché nella caduta ha perso la pistola. L'appuntato si difende, c'è un conflitto a fuoco. Antonio Dorio viene colpito più volte, ma è aggrappato alla libertà, non vuole tornare in carcere. Ancora ammanettato salta sulla gazzella e riesce a guidare per 4 chilometri, poi finisce in un canale lungo la Romea, in direzione Nord, all'altezza di Pomposa. Lo trovano morto, ma sarà l'autopsia a chiarire se è deceduto per le ferite o l'incidente. Scantamburlo viene portato in ospedale. I medici provano a salvarlo, ma le ferite sono più gravi di quello che sembrava all' inizio. Corre da lui la fidanzata, Erika Marani, 27 anni, titolare di una gastronomia a Comacchio: avevano appena acceso un mutuo per comprarsi la casa dove vivevano. Arrivano i parenti, zii, genitori. E il Comandante generale dell' Arma, Luciano Gottardo. «Lavorava sempre, Cristiano - ricordano i colleghi -. Era instancabile. È morto da carabiniere: anche alla fine voleva sapere se quel bandito era stato arrestato». Dorio, il bandito, non ucciderà più. Ma ora è sospettato di un altro delitto: quello di un pescatore ammazzato con un colpo alla nuca all'inizio del mese a Taglio di Po, provincia di Rovigo. Coincidono il tipo di proiettili e i giorni di permesso premio del detenuto. I carabinieri ci stanno lavorando: «Ma è presto per tirare conclusioni». Cristina Marrone la vittima e i familiari decidono di donare gli organi Il brigadiere Cristiano Scantamburlo, 33 anni, originario di Venezia, era in servizio nel Ferrarese dal 1997. Sognava di sposare Erika, la fidanzata che aveva conosciuto in Emilia Romagna. La famiglia ha autorizzato l'espianto degli organi. Domani nella cattedrale di Ferrara saranno celebrati funerali solenni.
Corriere della Sera - 13 febbraio 2006
«Capitano ce l'abbiamo fatta? L'abbiamo arrestato?». L'ultimo pensiero di Cristiano Scantamburlo, brigadiere di 33 anni, era a quel bandito senza scrupoli che voleva farla franca, ma che è morto dopo avergli sparato, durante una fuga finita in un canale. «Certo, è tutto a posto. Ora devi farcela tu» gli sussurra il capitano Fabio Imbratta prima di vederlo sparire nella sala operatoria dell'ospedale di Ferrara. Ma non ce la fa il brigadiere. L'unica pallottola scamiciata sparata da Antonio Dorio - detenuto in regime di semilibertà, ricercato per non essersi presentato in caserma mentre era in permesso - è fatale: entra dal braccio sinistro e perfora il polmone destro. È il secondo carabiniere ucciso negli ultimi dieci giorni: prima durante una rapina in banca a Umbertide, in provincia di Perugia, ora vicino a Ferrara. È l'alba di ieri quando una pattuglia del radiomobile di Comacchio individua sul lungomare del Lido delle Nazioni, vicino alla discoteca «La Rotonda» un'Alfa 156 station wagon che risulta rubata il 7 febbraio. Il brigadiere Cristiano Scantamburlo e l'appuntato Roberto Domini decidono di appostarsi in attesa che qualcuno si avvicini. Dopo mezz'ora arrivano quattro uomini. Al volante si siede Antonio Dorio, già condannato per omicidio. Mentre i quattro entrano in auto arriva di rinforzo la pattuglia Estensi, che blocca l'Alfa. Gli uomini vengono fatti scendere, inizia la routine del controllo di documenti, ma Dorio si sente braccato. Fugge, a piedi. Domini lo insegue e lo ferma. Viene perquisito. Rapidamente, forse troppo, perché non gli trovano una piccola pistola calibro 38 che nascondeva nei pantaloni o forse nelle mutande. Qualcuno esce dalla discoteca e apostrofa in malomodo i due militari. Bisogna fare in fretta: quando c'è gente le direttive suggeriscono di rimandare perquisizioni troppo approfondite. Dorio viene ammanettato con le mani dietro alla schiena. Una precauzione che sembra sufficiente. Non è stato così. La gazzella parte. Alla guida l'appuntato, al suo fianco il brigadiere. Dietro c' è il fermato, separato dai militari da una parete di plexiglass di sicurezza. Percorrono 3-4 chilometri verso la caserma di Comacchio quando all'improvviso Dorio estrae la pistola e minaccia i carabinieri. Difficile capire come ci sia riuscito. Secondo una prima ricostruzione del pm Manuela Guerra e degli investigatori il bandito è riuscito a prendere l'arma e poi ha portato le mani davanti, facendole passare sotto i piedi. Ormai sotto tiro l'appuntato mette in folle l'auto e tira il freno a mano: i carabinieri si lanciano fuori ma il malvivente spara e colpisce Cristiano Scantamburlo, disarmato, perché nella caduta ha perso la pistola. L'appuntato si difende, c'è un conflitto a fuoco. Antonio Dorio viene colpito più volte, ma è aggrappato alla libertà, non vuole tornare in carcere. Ancora ammanettato salta sulla gazzella e riesce a guidare per 4 chilometri, poi finisce in un canale lungo la Romea, in direzione Nord, all'altezza di Pomposa. Lo trovano morto, ma sarà l'autopsia a chiarire se è deceduto per le ferite o l'incidente. Scantamburlo viene portato in ospedale. I medici provano a salvarlo, ma le ferite sono più gravi di quello che sembrava all' inizio. Corre da lui la fidanzata, Erika Marani, 27 anni, titolare di una gastronomia a Comacchio: avevano appena acceso un mutuo per comprarsi la casa dove vivevano. Arrivano i parenti, zii, genitori. E il Comandante generale dell' Arma, Luciano Gottardo. «Lavorava sempre, Cristiano - ricordano i colleghi -. Era instancabile. È morto da carabiniere: anche alla fine voleva sapere se quel bandito era stato arrestato». Dorio, il bandito, non ucciderà più. Ma ora è sospettato di un altro delitto: quello di un pescatore ammazzato con un colpo alla nuca all'inizio del mese a Taglio di Po, provincia di Rovigo. Coincidono il tipo di proiettili e i giorni di permesso premio del detenuto. I carabinieri ci stanno lavorando: «Ma è presto per tirare conclusioni». Cristina Marrone la vittima e i familiari decidono di donare gli organi Il brigadiere Cristiano Scantamburlo, 33 anni, originario di Venezia, era in servizio nel Ferrarese dal 1997. Sognava di sposare Erika, la fidanzata che aveva conosciuto in Emilia Romagna. La famiglia ha autorizzato l'espianto degli organi. Domani nella cattedrale di Ferrara saranno celebrati funerali solenni.
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